STORIA DELLA MAIOLICA DI LATERZA

Non ci sono fonti storiche relative all'attività ceramica a Laterza in epoca romana e durante il medioevo, mentre diverse sono le testimonianze storiche relative al periodo successivo. Nel 1500 l'arte era fiorente, come sottolineato dallo storico Geronimo Marciano «…in Laterza si fanno pregiatissimi vasi simili a quelli di Faenza…». Nel 1684 Giovan Battista Pacichelli annota «…a Laterza con la finissima creta si fabbricano delicati e dipinti vasi…». L'apice si raggiunge nel 1600-1700, grazie al grande maestro Angelo Antonio D’Alessandro, definito uno dei protagonisti della maiolica italiana dell'età barocca. Altri maestri riconosciuti a livello nazionale sono il Gallo, il Tammorrino, il D'Aloisio, l'Andriuzzo, il Collocola (del quale in galleria è riportato una placca in maiolica conservata al Museo internazionale delle ceramiche in Faenza). Secondo il catasto onciario del 1757, a Laterza, in quel periodo, su circa 3.200 abitanti erano attive ben 45 fornaci e 48 botteghe figuline in cui operavano figuli o vasai e pittori; altre 15 ne sono state rinvenute attingendo dai rogiti notarili degli stalloni delle Confraternite del XVII e XVIII secolo.

Apice della maiolica laertina (XVI - XVIII secolo)

Le maioliche dei secoli XVI, XVII e XVIII secolo sono le più significative. L'elegante stesura cromatica di Laterza presenta, fra gli altri, lo stile compendiario, sorto nel XVI secolo a Faenza e diffuso per tutto il XVII secolo, realizzato come uno schizzo, utilizzando pochi elementi e pochi colori, generalmente il blu e il giallo su fondo bianco. I Ceramisti di Laterza crearono, poi, un proprio stile istoriato definito istoriato laertino. Tale stile è caratterizzato dalla monocromia turchina su smalto bianco. Tale monocromia è realizzata con sfumature variabili che vanno dal celeste all'azzurro, al blu o meno intenso. Il giallo e il verde compaiono raramente. L'istoriato laertino preferisce rappresentare scene cavalleresche, ispirandosi a modelli iconografici tratti da incisioni del ‘500 e del ‘600 (si veda ad esempio il famoso "Mangiamaccheroni" che trova ispirazione nel tardo cinquecentesco "Mangiafagioli" di Annibale Carracci), e si rifanno a vari temi afferenti a battaglie romane, ad episodi biblici dell'antico e nuovo testamento, ad episodi mitologici ed a scene di caccia, e al filone devozionale alimentato con targhe votive e acquasantiere.

Maiolica di Laterza oggi

A partire dai primi anni 2000, la produzione di maiolica a Laterza ha ripreso vigore: attualmente sul territorio laertino sono presenti 4 imprese artigiane, un Liceo Artistico (già Istituto Statale d'Arte), aperto nel 2001, che forma i suoi studenti all'arte della maiolica, e un museo della ceramica chiamato "Museo Civico dei Padri e della Maiolica". Nel 2017 l'associazione mesoLab ceramics, grazie a fondi regionali, recupera e riapre una vecchia bottega di ceramica, che aveva cessato l'attività qualche anno prima. L'unica bottega in grotta (da qui il neologismo coniato per l'occasione, ovvero "grottega") presente nel centro storico di Laterza nei pressi dell'importante rione Mesola. Una nuova stagione per la maiolica di Laterza che sta preparando le nuovissime generazioni a diventare gli artigiani del futuro grazie anche all'uso di nuove tecnologie, come la stampa 3d che estrude l'argilla direttamente dall'ugello. Un nuovo modo di pensare all'artigianato locale non più legato solo a riproduzioni della tradizione, ma soprattutto aperto a nuove tendenze ed ai nuovi mercati nel settore del design. Altro impulso positivo alla ripresa delle attività relative alla maiolica si è avuto grazie all'istituzione nel 2011 del marchio Ceramica Artistica Tradizionale per la maiolica di Laterza.

Maiolica di Laterza oggi

Il primo dicembre nel Palazzo Marchesale di Laterza si inaugura il Muma, alla presenza del Sindaco Gianfranco Lopane e del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Il museo della maiolica laertina, apre i battenti con una mostra dedicata alla collezione Tondolo a cura dello studioso Guido Donatone. Raccolta privata di grande pregio, la collezione è molto conosciuta fra gli addetti ai lavori. A Laterza sono esposte 150 opere selezionate di varie datazioni, che rivelano predilezioni formali e metodi di lavorazione tipicamente legati alle antiche botteghe del centro tarantino.

UN' ARTE ANTICA

Il passato è la miglior garanzia del futuro. Dove esiste e resiste una grande tradizione artistica, lì ci sono le radici profonde della continuità qualitativa della stessa tradizione. E l'attenzione del presente verso questi due valori genera l'inevitabile evoluzione dell'arte stessa: cioè il futuro. La ceramica di Laterza, con la sua grande e riconosciuta tradizione artistica e manifatturiera, ha già un solido passato da esibire e da additare al mondo. Dopo la sua epoca d'oro, tra il Seicento e la metà del Settecento, con il repentino calo delle commissioni perlopiù borboniche, ha avuto un lungo "periodo di riflessione", quasi un secolo e mezzo di "buio". A cominciare dal dopoguerra quelle radici sempre verdi hanno avuto come un sussulto, l'orgoglio delle proprie origini, e hanno cominciato a riemergere, a rifiorire, a riprendersi, tanto che oggi dall'unica bottega ancora in attività sono sbocciati tanti rivoli nuovi, fino a coniare un neologismo: la "grottega". Come dire, l'evoluzione della specie!